La marca da bollo per le fatture spedite tramite posta elettronica

Nel caso, sempre più frequente, di invio della fattura al cliente tramite posta elettronica in formato PDF (o altro formato digitale) l`Agenzia Entrate ha avuto modo di precisare che: 1) la fattura originale su cui applicare la marca da bollo da 2,00 euro, se dovuta, deve essere conservata da chi emette la fattura;  (2) sulla copia inviata al cliente in formato digitale deve essere indicata la dicitura: "Imposta di bollo assolta sull`originale", indicando anche il numero identificativo della marca da bollo apposta sulla fattura originale.

L’eventuale imposta di bollo di 2 euro dovuta sulle fatture elettroniche o su quelle considerate “documenti informatici” (perché spedite telematicamente, ma non accettate come elettroniche dal destinatario) dovrà essere pagata con il modello F24 a consuntivo, entro il 30 aprile (29 per gli anni bisestili) dell’anno successivo a quello della sua applicazione. Sono queste le conseguenze dell’entrata in vigore del decreto 17 giugno 2014, che ha abrogato la complicata procedura prevista dal decreto 23 gennaio 2004.
Dal 1° gennaio 2013, la fattura elettronica è quella che viene «emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico», quindi, possono essere considerate fatture elettroniche anche quelle create in formato cartaceo e successivamente trasformate in documenti informatici per essere inviate e ricevute tramite canali telematici. Il ricorso alla fattura elettronica, però, è «subordinato all’accettazione da parte del destinatario», la quale può essere scritta, anche non formale, o per comportamenti concludenti.
Le fatture elettroniche (cioè quelle emesse e ricevute elettronicamente, previa accettazione del destinatario) devono essere obbligatoriamente «conservate in modalità elettronica» da entrambi i soggetti coinvolti, mentre quelle solo »create in formato elettronico» (perché spedite e ricevute su carta) e «quelle cartacee possono essere conservate elettronicamente», quindi, senza obbligo (articolo 39, comma 3, Dpr n. 633/1972).
Quindi, solo se il destinatario accetta come «elettronica» la fattura ricevuta online, la sua conservazione è obbligatoriamente elettronica. Se manca l’accettazione, invece, la fattura perde la qualifica di «elettronica», pur rimanendo un documento informatico fiscalmente rilevante e «all’emittente non è impedito di procedere all’integrazione del processo di fatturazione con quello di conservazione elettronica» (circolare 24 giugno 2014, n. 18/E, paragrafo 1.5).
Relativamente all’imposta di bollo, le fatture elettroniche o quelle considerate semplici documenti informatici (perché spedite «in un qualunque formato elettronico», ma non accettate come elettroniche dal destinatario) devono seguire le stesse regole previste per quelle consegnate o spedite in maniera cartacea, quindi, se una fattura, ad esempio in formato pdf, viene trasmessa al cliente con la posta elettronica, deve essere applicata l’imposta di bollo di 2 euro (sulla copia consegnata al cliente), se l’importo addebitato senza Iva è superiore a 77,47 euro. Nel file da spedire, però, non è possibile applicare la marca da bollo, quindi, è necessario effettuare il pagamento tramite il modello F24 dell’imposta di bollo dovuta.
Per assolvere all’imposta di bollo sui documenti informatici, quindi, non è più necessario pagare in anticipo (tramite F23) quanto si prevede di applicare “virtualmente” nell’anno, comunicare l’importo alle Entrate ed effettuare il conguaglio a gennaio dell’anno successivo, con un’ulteriore comunicazione all’agenzia.
Dal 27 giugno 2014, «l’imposta di bollo sui documenti informatici fiscalmente rilevanti» (ad esempio, tutte le fatture inviate via e-mail, elettroniche e non) è corrisposta, tramite il modello F24 esclusivamente con modalità telematica, solo a consuntivo, «entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio». Le «fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo devono riportare specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi» del decreto 17 giugno 2014. Si ritiene che anche per le fatture considerate documenti informatici fiscalmente rilevanti, ad esempio, perché solo spedite tramite e-mail, ma non accettate come elettroniche dal destinatario, debba essere indicato in fattura la dicitura «imposta di bollo assolta come documento informatico, ai sensi del decreto 17 giugno 2014».

 

Fonte: il sole 24 ore  - Ateneoweb

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